<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><channel><title>Tidetable</title><description>Tidetable: saggi e lettere di Ilse Marrow sulle cose che scandiscono il tempo, dagli orari dei traghetti ai rintocchi dei fornai. Una lettera la prima domenica del mese.</description><link>https://journal.folionine.com/it/</link><language>it</language><item><title>La palla che cade all’una</title><link>https://journal.folionine.com/it/essays/the-ball-that-falls-at-one/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/essays/the-ball-that-falls-at-one/</guid><description>Dal 1833, a Greenwich una palla rossa scende lungo un’asta all’una in punto. È il modo più lento mai escogitato per trasmettere l’ora, e il più onesto.</description><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;text-transform:uppercase;letter-spacing:0.06em;font-size:0.86em;&quot;&gt;Ogni pomeriggio&lt;/span&gt;, cinque minuti prima dell’una, una palla rossa sale fino a metà di un’asta sul tetto della Flamsteed House, a Greenwich, e si ferma. Due minuti prima dell’una sale fino in cima. All’una in punto, cade.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; È tutto qui, e va in scena dal 1833.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Quel giovedì che andai a vederla, nel cortile sottostante eravamo una quarantina, quasi tutti con il telefono puntato verso una palla che faceva quello che fanno le palle.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Ero venuta a guardare un orologio senza quadrante. Una palla oraria dà l’ora una volta al giorno a chiunque possa vederla, e lo fa senza un suono. Non ticchetta, non batte i rintocchi, non ha lancette. Per cinque minuti si prepara, poi, per meno di un secondo, ti dice qualcosa di preciso.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Fu costruita per chi aveva bisogno di quel secondo più che di qualsiasi altra cosa l’orologio potesse dire.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;un-orologio-per-le-navi&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Un orologio per le navi&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Le persone per cui fu costruita erano sul fiume. Negli anni Trenta dell’Ottocento, il Tamigi a valle di Greenwich era pieno di navi in procinto di partire per mesi di navigazione, e ognuna portava con sé un cronometro: un orologio pesante, con molle accuratamente regolate, in una cassa cardanica, regolato sull’ora di Greenwich e mantenuto il più possibile preciso per l’intero viaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La ragione è la longitudine. Un navigatore può stabilire il mezzogiorno locale osservando il sole, nel momento in cui raggiunge il punto più alto, ovunque si trovi la nave. Se il cronometro segna che a Greenwich il mezzogiorno locale è arrivato alle due e un quarto, la nave si trova due ore e un quarto di rotazione terrestre a ovest, e poiché la Terra ruota di quindici gradi all’ora, questo significa trentatré gradi e tre quarti a ovest di Greenwich. Ogni quattro minuti di differenza corrispondono a un grado. Il metodo è semplice. Tutto dipende dall’orologio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Perciò l’orologio deve essere preciso, o almeno sbagliare in modo noto.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;3&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Un secondo di errore nel cronometro equivale a quindici secondi d’arco nella posizione, che all’equatore corrispondono a circa un quarto di miglio nautico.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;4&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Un orologio che accumula uno scarto di pochi secondi al giorno, dopo un mese avrà spostato silenziosamente la nave di miglia; e le miglia fanno la differenza tra l’imboccatura di un porto e gli scogli lì accanto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Prima della palla, un capitano che volesse confrontare il proprio cronometro con l’ora di Greenwich doveva mandarlo a terra, oppure inviare un ufficiale con un orologio da tasca a confrontarlo con quelli dell’osservatorio, per poi tornare a remi con il risultato. Nessuna delle due soluzioni è ideale per uno strumento delicato. La palla oraria capovolse il problema: invece di portare gli orologi all’ora, mandava l’ora agli orologi, attraverso l’acqua aperta, alla velocità della luce.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;L’idea venne da un ufficiale di marina, Robert Wauchope, che installò la prima palla a Portsmouth nel 1829. Quattro anni dopo l’Astronomo Reale, John Pond, installò quella di Greenwich sul tetto della Flamsteed House, l’edificio più antico dell’osservatorio; salvo interruzioni per tempeste e riparazioni, da allora la palla è sempre scesa.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;perché-luna-e-non-mezzogiorno&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Perché l’una, e non mezzogiorno&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Mezzogiorno sembrerebbe l’ora più ovvia. È l’ora in cui gli astronomi fanno le loro misurazioni, quella che il sole stesso indica. Ed è proprio per questo che non fu scelta. A mezzogiorno gli astronomi di Greenwich erano impegnati ai loro strumenti, a misurare il passaggio del sole sul meridiano, e non c’era nessuno che potesse occuparsi della palla. L’una dava loro un’ora per finire, controllare l’orologio e raggiungere il tetto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Quell’ora insolita rimase. Le palle orarie degli altri porti seguirono Greenwich e scendevano all’una, mentre negli Stati Uniti, a partire dall’Osservatorio Navale di Washington nel 1845, per lo più scendevano a mezzogiorno.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;5&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Nessuno, con fretta di progettare un segnale orario pubblico, sceglierebbe l’ora di pranzo di un piccolo gruppo di addetti. Eppure il segnale era proprio questo: non un’astrazione calata dal cielo, ma una promessa fatta da persone precise, che sarebbero state in cima a un edificio in un momento preciso.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Mi piace più l’avvertimento di cinque minuti che la caduta stessa. Alle cinque minuti all’una la palla sale a metà: è l’istruzione. Interrompi quello che stai facendo, individua l’asta, apri il cronometro e tieni pronta la matita. Due minuti prima dell’una sale fino in cima, e tu la guardi. Il segnale non è il momento in cui la palla tocca terra, ma quello in cui comincia a muoversi. Chi distoglie lo sguardo all’una e poi torna a guardare se l’è perso, e non avrà una seconda possibilità fino a domani.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;il-cannone-e-la-palla&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Il cannone e la palla&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Alcune città preferivano il rumore. A Edimburgo dal 1861 si spara un colpo di cannone dal castello all’una, e si continua ancora oggi, salvo la domenica e alcune festività. Il cannone funziona nella nebbia, a differenza della palla, e raggiunge anche chi non guarda il tetto giusto. Ha un difetto che chi vive a Edimburgo impara prima o poi: il suono è lento.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;A temperatura ambiente il suono percorre l’aria a circa 343 metri al secondo. Se ci si trova a un chilometro dal castello, il boato arriva con tre secondi di ritardo; a due chilometri, con sei. Per regolare l’orologio della cucina non importa. Per tarare un cronometro è un disastro, a meno di conoscere la distanza e sottrarre il ritardo.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;6&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Anche le ferrovie avevano un rumore tutto loro.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote lang=&quot;en&quot; dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 16px;border-left:2px solid #b3241b;font-style:italic;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;The startings and arrivals of the cars are now the epochs in the village day. They go and come with such regularity and precision, and their whistle can be heard so far, that the farmers set their clocks by them, and thus one well-conducted institution regulates a whole country.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Henry David Thoreau, &lt;em style=&quot;font-style:italic;&quot;&gt;Walden&lt;/em&gt; (1854), “Sounds”&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Thoreau scriveva della linea ferroviaria che passava accanto a Walden Pond, nel Massachusetts. I contadini del posto non avevano un osservatorio: avevano un fischio, che arrivava in ritardo a seconda di quanto abitassero lontano dai binari. Edimburgo risolse lo stesso problema facendo entrambe le cose: una palla oraria sul Monumento a Nelson, a Calton Hill, visibile alle navi nel Firth of Forth, e il cannone per tutti gli altri.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La palla si vede, non si sente. Dall’altra parte del fiume, a Greenwich, la luce impiega milionesimi di secondo ad arrivare: un ritardo che nessun marinaio avrebbe potuto misurare. È questo che intendevo per onesta. La palla non richiede correzioni. Chiunque la veda cominciare a cadere la vede nello stesso momento, ovunque si trovi, purché riesca a vederla.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Anche la palla ha i suoi difetti. Non si vede di notte, nella nebbia o sotto una pioggia battente, e non viene issata nelle giornate molto ventose, perché una palla che sale e scende lungo un’asta durante una burrasca è un pericolo per l’asta e per chi sta sotto. Un cannone si può sparare con qualsiasi tempo. A una palla bisogna credere; forse è per questo che ne sono rimaste così poche.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;i-fili&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;I fili&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Il telegrafo cambiò la funzione della palla oraria. Fino al 1850 circa, una palla poteva annunciare solo l’ora dell’orologio che le stava accanto. Con un filo, poteva annunciare l’ora di un orologio lontano, senza che nessuno sul posto dovesse sapere che ora fosse.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;L’esempio migliore si trova a Deal, sulla costa del Kent, dove le navi aspettavano nei Downs, le acque riparate tra la costa e le Goodwin Sands, che il vento le spingesse giù per la Manica. Nel 1855 una vecchia torre di segnalazione dell’Ammiragliato sul lungomare fu dotata di una palla oraria; da allora, la palla scendeva all’una quando arrivava un segnale elettrico da Greenwich, a circa cento chilometri di distanza. Il custode di Deal la issava cinque minuti prima dell’una e poi due minuti prima, proprio come a Greenwich, e aspettava che il filo la lasciasse andare.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;7&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Funzionò, con qualche interruzione, fino al 1927.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Le ferrovie avevano già scoperto che era più facile gestire un’unica ora che tante. Dal novembre 1840 la Great Western Railway mantenne l’ora di Londra lungo la propria linea e, nel 1847, la Railway Clearing House raccomandò a tutte le compagnie affiliate di fare lo stesso. Per un po’ la Gran Bretagna visse con due ore contemporaneamente: quella delle ferrovie e quella indicata dal sole in ogni città. L’orologio della Borsa in Corn Street, a Bristol, ha ancora due lancette dei minuti, distanti circa dieci minuti: una per Bristol e una per Londra. L’ora di Greenwich divenne l’ora legale della Gran Bretagna soltanto nel 1880.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote lang=&quot;en&quot; dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 16px;border-left:2px solid #b3241b;font-style:italic;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;There was even railway time observed in clocks, as if the sun itself had given in.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Charles Dickens, &lt;em style=&quot;font-style:italic;&quot;&gt;Dombey and Son&lt;/em&gt; (1848), chapter 15&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Dickens scrisse queste parole come una protesta, a proposito di un quartiere londinese sventrato per far passare una ferrovia. Rilette oggi, descrivono bene ciò che avevano fatto la palla oraria e il suo filo: il sole non aveva ceduto, ma era stato scavalcato da un orologio in cima a una collina.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;a-cosa-serve-oggi-una-palla&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;A cosa serve oggi una palla&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La radio rese superflua la palla oraria. Dal 1924 la BBC trasmetteva sei brevi bip prima dell’ora, e una nave poteva ascoltare Greenwich ovunque riuscisse a captare il segnale: nella nebbia, di notte, senza bisogno di vedere un’asta. I cronometri vennero tarati via radio, poi tramite satellite; oggi gran parte del mondo prende l’ora dagli orologi atomici senza pensarci, come parte del telefono con cui stava filmando la palla.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Eppure le palle continuano a cadere. A Lyttelton, il porto di Christchurch, in Nuova Zelanda, una stazione per la palla oraria costruita nel 1876 fu danneggiata dai terremoti del 2010 e del 2011; la torre crollò in una scossa di assestamento quel giugno. Fu ricostruita e riaperta nel novembre 2018.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;8&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; A Lyttelton nessuno ne aveva bisogno per regolare un cronometro. Eppure la ricostruirono, come si ripara l’orologio appartenuto a un nonno: non perché serva a sapere l’ora, ma perché è quello che l’ha sempre segnata.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La palla oraria più famosa del mondo non dà affatto l’ora. Dall’ultima notte del 1907, a Times Square, New York, una palla viene calata lungo un’asta per segnare l’inizio del nuovo anno. È una palla oraria capovolta: si muove lentamente per un minuto e arriva a mezzanotte, invece di aspettare in cima e partire all’una. Ma la grammatica è la stessa. Tutti guardano una cosa sola, nello stesso momento, e si accordano.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;cinque-minuti-di-preavviso&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Cinque minuti di preavviso&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Rimasi nel cortile dopo la caduta. Quasi tutti se ne andarono subito, come dopo uno spettacolo di fuochi d’artificio. La palla restò in fondo all’asta; un uomo vicino a me controllò l’orologio confrontandolo con lei, poi, credo, con il telefono, e annuì tra sé, come se entrambi avessero superato la prova.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Quello che la palla dà non è davvero l’ora. Chiunque fosse in quel cortile aveva in tasca l’ora esatta al millisecondo. Dà qualcosa di più raro: cinque minuti durante i quali un gruppo di sconosciuti si accorda per guardare la stessa cosa, e poi un istante identico per tutti. L’avvertimento conta più della caduta. È più facile cogliere un segnale per cui ci si è dovuti preparare.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Ho cominciato a tenermi una piccola versione tutta mia. Nei giorni di lavoro, cinque minuti prima dell’una smetto di scrivere, e all’una ricomincio. Non mi rende più puntuale. Fa sì che la giornata abbia un mezzo, e questo è più di quanto riesca a fare la maggior parte degli orologi.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;margin-top:2em;padding-top:1em;border-top:1px solid #e6e3de;font-size:15px;color:#5a5650;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;margin:0 0 0.5em;font-size:12px;letter-spacing:0.14em;text-transform:uppercase;color:#5a5650;&quot;&gt;Note&lt;/div&gt;
&lt;ol style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 22px;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Gli orari sono quelli indicati dall’Osservatorio Reale ai visitatori. D’inverno la sfera scende secondo l’ora media di Greenwich, d’estate secondo l’ora legale britannica; così, d’estate, per il sole scende a mezzogiorno, più o meno. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Guarda la cima dell’albero, non la base. Quando la sfera tocca terra, il momento che stava annunciando è già passato. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Il navigatore non azzerava mai il cronometro. Annotava di quanto fosse in errore (lo scarto) e quanto questo cambiasse ogni giorno (la marcia), e teneva conto di entrambi nei calcoli. Aprire la cassa per spostare le lancette avrebbe fatto più danni di qualsiasi deriva. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La Terra ruota di 360 gradi in 24 ore: sono 15 secondi d’arco per ogni secondo di tempo. Un minuto d’arco di latitudine equivale a un miglio nautico, quindi 15 secondi d’arco sono un quarto di miglio. Allontanandosi dall’equatore, i meridiani si avvicinano e l’errore si riduce con loro. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;A Washington la sfera scendeva a mezzogiorno, ora locale, a partire dal 1845. Le navi nei porti americani avevano lo stesso problema delle navi sul Tamigi; semplicemente, lo risolvevano con un’ora di pranzo diversa. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;A circa 20 °C. Il suono è un po’ più lento nell’aria fredda: circa 331 metri al secondo quando gela. Così, in un pomeriggio di gennaio, il colpo di cannone arriva ancora più tardi. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La linea non era sempre affidabile: in certi giorni il segnale arrivava troppo debole per far scendere la sfera, o non arrivava affatto. Per anni il cavo passò sottoterra senza un isolamento adeguato: vicino al mare, era un guaio annunciato. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Non sono mai stata a Lyttelton. Quel che ne so viene dalle fotografie della torre ricostruita, che, come succede alle cose ricostruite, sembra un po’ più sicura di sé della vecchia. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;</content:encoded><category>Saggi</category></item><item><title>L’ultimo treno è una promessa</title><link>https://journal.folionine.com/it/essays/the-last-train-is-a-promise/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/essays/the-last-train-is-a-promise/</guid><description>Ogni notte, il 23:52 parte lasciando quasi deserta una città. Non serve a nessuno, ed è proprio per questo che deve continuare a circolare.</description><pubDate>Sun, 01 Nov 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;text-transform:uppercase;letter-spacing:0.06em;font-size:0.86em;&quot;&gt;L’ultimo treno in partenza&lt;/span&gt; dalla città parte otto minuti prima di mezzanotte e, quasi tutte le sere, porta meno persone di quante siano le sue porte. Ho contato. Un martedì d’ottobre eravamo in undici, distribuiti in sei carrozze: due infermiere che tornavano a casa dal turno serale, un uomo con una custodia di violoncello che si addormentò alla prima fermata, un gruppo di studenti che scese insieme senza salutarsi e noi altri, ciascuno seduto rivolto all’indietro, a guardare le luci delle banchine spegnersi una dopo l’altra.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;A fare i conti, il 23:52 non dovrebbe esistere. Un autobus farebbe lo stesso servizio a un decimo del costo, e un buono taxi per le infermiere costerebbe ancora meno. Il gestore lo sa; ogni pochi anni, una relazione di consulenza lo dimostra in una tabella.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Eppure il treno continua a circolare, e ho finito per pensare che lo faccia perché, in fondo, non è davvero un treno. È una promessa stampata in fondo a un orario.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;cosa-dice-lultima-riga&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Cosa dice l’ultima riga&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Leggi un orario dal basso verso l’alto e cambia carattere. Le prime colonne parlano di capacità: quante persone, con quale frequenza, a quale velocità. L’ultima colonna parla d’altro. Ti dice fino a che ora puoi restare fuori, fin dove può spingersi lontano da casa una conversazione prima di dover finire. Segna il confine estremo di una serata.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Quando una compagnia ferroviaria sopprime l’ultimo treno, a protestare raramente sono le persone che lo prendevano. Sono quelle che avrebbero potuto prenderlo. La donna che non ha mai perso il 23:52 organizza comunque le sue cene sapendo che potrebbe farlo. Togli il treno e la cena finisce alle dieci, perché ora c’è un rischio, e il rischio basta.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 16px;border-left:2px solid #b3241b;font-style:italic;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Un orario è un elenco di partenze. La sua ultima riga è un elenco di permessi.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Scrissi quella frase sul retro di un biglietto, quel martedì d’ottobre, e ci credo ancora, anche se suona meglio a mezzanotte che al mattino.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;a-chi-è-destinato&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;A chi è destinato&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La risposta più ovvia sono le infermiere, e hanno ragione di contare. Una città che vuole che si lavori di notte deve offrire loro un modo per tornare a casa che non dipenda da qualcuno che resti sveglio ad aspettarle. Ma conta anche il violoncellista, e contano gli studenti, e conta chiunque io sia su quel treno: una persona che si è trattenuta troppo a lungo a una cosa bella. L’ultimo treno è il modo in cui la città dice che ci si può trattenere troppo a lungo, entro certi limiti, una volta ogni tanto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;C’è un momento, a poche fermate dalla partenza, in cui il macchinista abbassa le luci nelle carrozze vuote per risparmiare energia, e il treno prosegue nel buio con illuminata solo la nostra carrozza, come una stanza portata via da una casa. Nessuno parla. Il violoncellista dorme. È il luogo più pubblico che conosca in cui essere completamente sola.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;il-costo-di-una-promessa&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Il costo di una promessa&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Non pretendo che questo sia un argomento che una commissione finanziaria accetterebbe. Una promessa costa proprio perché viene mantenuta nelle notti in cui non serve. È questo a renderla una promessa e non un servizio.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Il giorno in cui il 23:52 circolerà solo quando è pieno, smetterà di essere l’ultimo treno e diventerà un treno qualunque che capita di arrivare tardi.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Perciò conto i passeggeri, ma non dico a nessuno quanti sono. Undici è un numero piccolo. È anche il numero esatto di persone che basta a riempire una città della consapevolezza che da lì si può tornare a casa.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;margin-top:2em;padding-top:1em;border-top:1px solid #e6e3de;font-size:15px;color:#5a5650;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;margin:0 0 0.5em;font-size:12px;letter-spacing:0.14em;text-transform:uppercase;color:#5a5650;&quot;&gt;Note&lt;/div&gt;
&lt;ol style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 22px;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Il più recente è scrupoloso, imparziale e lungo una quarantina di pagine. La raccomandazione è nel secondo paragrafo; le altre trentanove pagine spiegano perché nessuno la seguirà. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La distinzione viene da mia nonna, che la faceva a proposito dei fari, non dei treni. Non ne aveva mai visto uno; intendeva suo fratello, che telefonava ogni domenica, avesse o no qualcosa da dire. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;</content:encoded><category>Saggi</category></item><item><title>Di nuovo il violoncellista</title><link>https://journal.folionine.com/it/notes/the-cellist/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/notes/the-cellist/</guid><description>L’uomo con la custodia del violoncello era di nuovo sull’ultimo treno, addormentato fin dalla prima stazione. Una breve nota sull’essere una presenza abituale.</description><pubDate>Tue, 20 Oct 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;L’uomo con la custodia del violoncello era di nuovo sul treno delle 23:52. Ha dormito fin dalla prima stazione, come l’altra volta, con una mano sulla custodia, come se potesse andarsene senza di lui. L’ho visto ormai quattro volte e non l’ho mai visto sveglio; ho deciso che non voglio sapere dove suona. Certi habitué è meglio lasciarli sullo sfondo, come il tempo.&lt;/p&gt;
</content:encoded><category>Note</category></item><item><title>Quattro minuti, un seguito</title><link>https://journal.folionine.com/it/notes/four-minutes/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/notes/four-minutes/</guid><description>I lettori mi hanno mandato i loro orologi che sbagliano. Lo scarto abituale è di cinque minuti; il record, ventidue.</description><pubDate>Sun, 12 Jul 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Dopo il saggio sul mio orologio della cucina, le lettrici e i lettori mi hanno mandato i loro orologi che non segnano l’ora giusta: avanti, indietro e, in un caso, fatti andare apposta all’indietro. Lo scarto più comune è di cinque minuti. Il record è di ventidue: lo detiene una lettrice che dice di non essere mai arrivata in ritardo e di non aver mai saputo che ora fosse. Non farò nomi. Ognuno di questi orologi è un segreto domestico.&lt;/p&gt;
</content:encoded><category>Note</category></item><item><title>L’orologio della cucina è avanti di quattro minuti</title><link>https://journal.folionine.com/it/essays/the-kitchen-clock/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/essays/the-kitchen-clock/</guid><description>Ogni casa ha un orologio volutamente sbagliato. Sulle piccole bugie che raccontiamo a noi stesse sul tempo, e sul perché funzionano.</description><pubDate>Sun, 07 Jun 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;text-transform:uppercase;letter-spacing:0.06em;font-size:0.86em;&quot;&gt;L’orologio della mia cucina&lt;/span&gt; è avanti di quattro minuti. Lo so, lo sanno tutti quelli che sono mai stati ospiti nel mio appartamento, eppure ogni mattina fa il suo dovere: lo guardo, vedo che sono in ritardo, mi affretto e arrivo puntuale. Un orologio che tutti sanno essere sbagliato dovrebbe essere inutile. Il mio è l’oggetto più utile della stanza.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;una-bugia-che-funziona&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Una bugia che funziona&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Ho chiesto in giro e quasi tutti quelli che conosco ne hanno uno simile. Mia sorella tiene avanti di sette minuti l’orologio dell’auto. Una collega tiene avanti di dieci minuti tutti gli orologi di casa, tranne quello in camera da letto, che segna l’ora esatta, «così posso dormire». Il fornaio della via dietro al mercato tiene avanti di tre minuti l’orologio sopra il forno e lo fa da trent’anni, anche se non ha saputo dirmi perché.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Quello che mi interessa è che la bugia continua a funzionare anche molto tempo dopo essere stata scoperta. Si potrebbe pensare che sapere che l’orologio è avanti di quattro minuti mi permetta di sottrarli e rilassarmi. Non è così. Fare la sottrazione richiede uno sforzo, e nei primi minuti del mattino non ho energie da sprecare. L’orologio è più veloce dei miei calcoli, e così vince lui.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;un-tempo-con-cui-si-può-discutere&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Un tempo con cui si può discutere&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Penso che ci sia in gioco anche qualcos’altro. Un orologio esatto è un’autorità: non c’è niente da dirgli. Un orologio leggermente sbagliato è un compagno. Ha una personalità. Puoi discutere con lui, brontolare, perdonarlo. Fa parte della casa in un modo in cui non potrà mai farne parte l’ora sul telefono, esatta al secondo e uguale per tutti.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Gli orologi pubblici devono essere esatti, ed è giusto che lo siano. Senza di loro il traghetto non potrebbe funzionare. Ma gli orologi che teniamo in casa possono essere nostri e, proprio perché sono nostri, possono sbagliare a modo nostro.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Ho pensato di rimettere il mio sull’ora esatta. Ho deciso di non farlo. Arriverei con quattro minuti di ritardo per il resto della vita.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;margin-top:2em;padding-top:1em;border-top:1px solid #e6e3de;font-size:15px;color:#5a5650;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;margin:0 0 0.5em;font-size:12px;letter-spacing:0.14em;text-transform:uppercase;color:#5a5650;&quot;&gt;Note&lt;/div&gt;
&lt;ol style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 22px;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Messo alle strette, disse che il pane non sa che ora è e che neanche lui, prima del caffè, lo sa. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;</content:encoded><category>Saggi</category></item><item><title>L’orologio della stazione si ferma allo scoccare di ogni minuto</title><link>https://journal.folionine.com/it/notes/the-station-clock/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/notes/the-station-clock/</guid><description>Il grande orologio della stazione si arresta allo scoccare di ogni minuto, in attesa di un segnale. Una lezione sul tenere il tempo insieme.</description><pubDate>Sun, 05 Apr 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Il grande orologio nell’atrio della stazione fa una cosa che non avevo mai notato prima di questa primavera: la lancetta dei secondi compie il giro un po’ più in fretta del dovuto, poi si ferma allo scoccare del minuto e aspetta, perfettamente immobile, un segnale da qualche altra parte. Poi la lancetta dei minuti scatta e l’orologio riparte. Tiene il tempo sbagliando per un breve momento, per poi tornare d’accordo. Mi vengono in mente modi peggiori di vivere.&lt;/p&gt;
</content:encoded><category>Note</category></item><item><title>Leggere una tavola delle maree</title><link>https://journal.folionine.com/it/essays/reading-a-tide-table/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/essays/reading-a-tide-table/</guid><description>Una tavola delle maree è un anno di mare, calcolato in anticipo e appuntato a una finestra. Come leggerla, e cosa non può dirti.</description><pubDate>Sun, 01 Feb 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;text-transform:uppercase;letter-spacing:0.06em;font-size:0.86em;&quot;&gt;Alla finestra dell’ufficio portuale&lt;/span&gt; c’è un foglio che prevede il mare per un anno intero. Elenca, per ogni giorno, gli orari delle due alte e delle due basse maree, e l’altezza di ciascuna, fino al centimetro. È stato stampato prima che l’anno cominciasse. Per quanto se ne sappia, è esatto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Trovo che sia uno dei documenti più sorprendenti custoditi da una cittadina, e quasi nessuno si ferma a leggerlo.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;come-si-prevedono-le-maree&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Come si prevedono le maree&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La marea non è il tempo. È aritmetica. L’acqua sale e scende perché la luna e il sole la attirano, e perché queste forze si ripetono in cicli misurabili: il principale, determinato dalla luna, dura poco più di dodici ore e venticinque minuti; ecco perché ogni giorno l’alta marea arriva circa cinquanta minuti più tardi.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Aggiungi il ciclo più breve del sole, la lenta oscillazione dell’orbita lunare e la forma della costa in questione, e puoi calcolare il mare con anni di anticipo. All’ufficio non osservano la marea di domani. La consultano.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Qui le maree sono modeste. In una giornata normale, la differenza tra alta e bassa marea è inferiore all’altezza di un tavolo da cucina, e i visitatori delle coste oceaniche se ne fanno beffe. Ma piccolo non vuol dire irrilevante. Quell’altezza, pari a un tavolo, decide se i vecchi gradini presso il mercato del pesce sono all’asciutto, se una barca con la chiglia profonda può lasciare l’ormeggio, se i bambini riescono a raggiungere a piedi lo scoglio con l’anello di ferro.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;cosa-non-dice&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Cosa non dice&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La tavola ha un grande silenzio, che chi vive secondo i suoi ritmi impara presto a conoscere. Prevede il mare provocato dalla luna. Non può prevedere quello provocato dal vento. Un forte vento da sud spinge l’acqua contro la riva e l’alta marea arriva più alta di quanto indicato sulla carta; un vento freddo da nord-est, quello che d’inverno scende dall’altopiano, può sospingere il mare al largo e lasciare il porto più basso di quanto chiunque si aspettasse.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Perciò si legge la tavola tenendo d’occhio il cielo. I pescatori a cui ho chiesto non si fidano e non la ignorano. La considerano come le indicazioni di una persona fidata: corrette sulle strade, sbagliate sul traffico.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Credo che questo sia il modo giusto di leggere la maggior parte delle cose stampate che pretendono di conoscere il futuro. Leggi i calcoli. Poi guarda fuori dalla finestra.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;margin-top:2em;padding-top:1em;border-top:1px solid #e6e3de;font-size:15px;color:#5a5650;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;margin:0 0 0.5em;font-size:12px;letter-spacing:0.14em;text-transform:uppercase;color:#5a5650;&quot;&gt;Note&lt;/div&gt;
&lt;ol style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 22px;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Gli studiosi delle maree chiamano queste oscillazioni regolari componenti armoniche; la principale componente lunare ha il nome piacevolmente asciutto di M2. Una previsione di marea ne somma a decine, ciascuna con la propria velocità e ampiezza per un porto specifico. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;In quei giorni l’ufficio del porto attacca con il nastro adesivo un biglietto scritto a mano sull’angolo della tavola. Dice, ogni volta, le stesse tre parole, che non tradurrò perché non sono educate. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;</content:encoded><category>Saggi</category></item><item><title>Bassa marea, più bassa di quanto indicato</title><link>https://journal.folionine.com/it/notes/low-water/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/notes/low-water/</guid><description>Un freddo vento da nord-est ha abbassato l’acqua del porto di venti centimetri rispetto alla tabella delle maree.</description><pubDate>Sun, 18 Jan 2026 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Durante la notte il vento freddo era sceso dall’altopiano e al mattino il livello del porto era venti centimetri più basso di quanto previsto dalla tabella delle maree. I vecchi gradini accanto al mercato del pesce avevano una striscia verde che nessuno vedeva dallo scorso inverno. All’angolo della tabella delle maree esposta alla finestra dell’ufficio era attaccato con del nastro adesivo il biglietto scritto a mano, le solite tre parole. Un ragazzo le stava copiando su un quaderno. Non l’ho fermato.&lt;/p&gt;
</content:encoded><category>Note</category></item><item><title>Cosa scrivono i lettori ai margini</title><link>https://journal.folionine.com/it/notes/margins/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/notes/margins/</guid><description>Una copia usata di una vecchia raccolta di saggi, annotata a matita da tre lettori diversi nell’arco di cinquant’anni.</description><pubDate>Sun, 07 Dec 2025 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Questa settimana ho comprato una raccolta di saggi usata al prezzo di un caffè. Nei suoi margini hanno scritto tre lettori diversi, in quello che sembra essere stato un arco di cinquant’anni: uno con la penna stilografica, tutto punti interrogativi; uno a matita, che sottolinea e scrive «sì»; e uno con la penna a sfera, che corregge gli altri. Il lettore con la penna a sfera ha sempre ragione ed è quello che mi piace di meno. Il libro è migliore grazie a tutti e tre.&lt;/p&gt;
</content:encoded><category>Note</category></item><item><title>La lunga vacanza del segno di paragrafo</title><link>https://journal.folionine.com/it/essays/the-pilcrows-long-holiday/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/essays/the-pilcrows-long-holiday/</guid><description>Un tempo il segno di paragrafo ¶ apriva ogni capoverso in rosso. Poi i tipografi gli lasciarono uno spazio, e non tornò più.</description><pubDate>Sun, 02 Nov 2025 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;text-transform:uppercase;letter-spacing:0.06em;font-size:0.86em;&quot;&gt;Guardate l’inizio di un&lt;/span&gt; paragrafo qualsiasi in un libro stampato e vedrete un piccolo spazio vuoto: il rientro. Sembra non essere nulla, e in sostanza è proprio così. È il posto dove un tempo c’era un segno.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Il segno è il piede di mosca, ¶, la lettera rovesciata e raddoppiata che i programmi di videoscrittura mostrano ancora quando si chiede loro di rivelare i caratteri nascosti. Per un lungo tratto della storia della scrittura, non fu affatto nascosto. Stava in testa a un nuovo pensiero, spesso dipinto in rosso, e diceva al lettore che un’argomentazione era finita e un’altra era cominciata.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;una-lettera-diventata-un-segno&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Una lettera diventata un segno&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Il piede di mosca nacque come una lettera. Gli scribi che scrivevano in latino indicavano una nuova sezione, un &lt;em style=&quot;font-style:italic;&quot;&gt;capitulum&lt;/em&gt;, con una C; nel corso dei secoli la C acquistò un tratto verticale, poi un secondo, e la sua curva si riempì, finché non sembrò più una lettera, ma una piccola bandiera nera.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Spesso veniva aggiunto dopo che il testo era stato scritto, da un’altra persona con un altro inchiostro: il rubricatore, incaricato di aggiungere il rosso.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Fu quella divisione del lavoro a dare inizio ai problemi. Lo scriba lasciava uno spazio all’inizio di ogni sezione, perché il rubricatore lo riempisse. Quando arrivò la stampa, i tipografi mantennero l’abitudine: componevano il testo nero e lasciavano lo spazio perché una mano aggiungesse in seguito i segni rossi. Ma sempre più spesso quella mano non arrivava.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; I libri venivano pubblicati con gli spazi vuoti. I lettori si abituarono a quegli spazi. Alla fine, lo spazio diventò il segno.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;il-rientro-come-fantasma&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Il rientro come fantasma&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;È una delle storie più commoventi della storia della pagina, almeno per me. Ogni paragrafo rientrato che abbiate mai letto porta in testa una piccola assenza, il contorno di un segno rosso che nessuno ha dipinto. Da cinquecento anni leggiamo il fantasma del piede di mosca e lo chiamiamo spazio bianco.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;In queste pagine, un po’ di rosso è tornato. Ogni paragrafo di un saggio ha il proprio numero nel margine, stampato in un secondo colore, e le prime parole di ogni saggio sono in rosso, come avrebbe fatto un rubricatore per indicare l’inizio di un testo. Non è nostalgia. Un numero è utile: permette al lettore di indicare il punto esatto su cui non è d’accordo con me. Sospetto che i segni rossi siano sempre serviti a questo.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;margin-top:2em;padding-top:1em;border-top:1px solid #e6e3de;font-size:15px;color:#5a5650;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;margin:0 0 0.5em;font-size:12px;letter-spacing:0.14em;text-transform:uppercase;color:#5a5650;&quot;&gt;Note&lt;/div&gt;
&lt;ol style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 22px;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Il nome ha una lunga storia, attraverso il francese e l’inglese, a partire dalla parola greca &lt;em style=&quot;font-style:italic;&quot;&gt;paragraphos&lt;/em&gt;, un segno a margine. Quando arrivò in inglese era diventato, tra le altre cose, «pylcrafte». Allora l’ortografia era una cosa più elastica. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;I conti erano semplici. Il testo nero si poteva stampare centinaia di volte in un’ora; i segni rossi andavano dipinti uno per uno. Una cosa costava poco, l’altra no, e vinse quella economica. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;</content:encoded><category>Saggi</category></item><item><title>La campana di domenica</title><link>https://journal.folionine.com/it/notes/the-bell-on-a-sunday/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/notes/the-bell-on-a-sunday/</guid><description>La panetteria è chiusa la domenica eppure, alle nove e un quarto, due finestre sulla strada si aprono. L’abitudine sopravvive al pane.</description><pubDate>Sun, 12 Oct 2025 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La panetteria dietro al mercato è chiusa la domenica. Eppure, alle nove e un quarto, due finestre sulla strada si aprono, restano aperte per un minuto e si richiudono. Ho osservato la scena per tre domeniche di fila. Nessuno aspettava il pane. Aspettavano la campana, per abitudine, e quando non suonava tornavano alle loro mattine un po’ delusi e, credo, un po’ rassicurati dal fatto che la settimana avesse una forma.&lt;/p&gt;
</content:encoded><category>Note</category></item><item><title>Una campanella per i fornai</title><link>https://journal.folionine.com/it/essays/a-bell-for-the-bakers/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/essays/a-bell-for-the-bakers/</guid><description>Nella strada dietro al mercato, un fornaio suona una campanella a mano quando sforna la seconda infornata. Una breve storia di un suono che segna il tempo.</description><pubDate>Sun, 07 Sep 2025 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;text-transform:uppercase;letter-spacing:0.06em;font-size:0.86em;&quot;&gt;Nei giorni feriali alle&lt;/span&gt; nove e un quarto, e il sabato alle nove e mezza, una campanella a mano suona nella stradina dietro al mercato coperto. È una piccola campanella di ottone con il manico di legno, del tipo che un tempo usava un insegnante per annunciare la fine dell’intervallo, e la suona uno dei due fornai, quello che in quel momento ha le mani infarinate. Significa che la seconda infornata è uscita dal forno. In questa strada significa questo da più tempo di quanto entrambi siano in vita.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Nessuno sotto i cinquant’anni sembra saperlo. I residenti più giovani pensano che la campanella sia un tocco grazioso, un po’ di teatro per i visitatori. I più anziani si mettono il cappotto.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;la-prima-e-la-seconda-infornata&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;La prima e la seconda infornata&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La prima infornata di un panificio è per chi deve andare da qualche parte: chi lavora, chi accompagna presto i figli a scuola, chiunque mangi in piedi. Esce dal forno alle sei ed è finita entro le sette. La seconda infornata è per chi resta. È il pane per il pranzo, i panini per la vecchia signora al terzo piano che ormai non sale le scale prima delle dieci, la pagnotta che qualcuno del vicinato le porta su.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La campanella esiste perché la seconda infornata è una promessa di tutt’altro tipo. I suoi clienti non passano davanti al negozio mentre vanno da qualche parte: bisogna chiamarli. Prima dei telefoni, prima che in cucina ci fosse un orologio di cui fidarsi, un suono era l’unico modo per far sapere a tutta la strada che c’era qualcosa di caldo ad aspettarla.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;un-orologio-fatto-di-suono&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Un orologio fatto di suono&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Mi piace che la campanella segni il tempo senza mostrarlo. Non si può leggere, solo sentire, e da ogni finestra la si sente in modo diverso: nitida all’angolo, attutita dietro il cortile, quasi per niente ai piani alti, dove da sempre ci si affida a chi abita più in basso perché faccia arrivare la notizia fin su. In questo modo non misura soltanto l’ora, ma anche la strada, la sua profondità e il suo spirito di vicinato.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Qualche anno fa, quando chiesero ai fornai se avrebbero smesso di suonarla, ora che tutti hanno un telefono, il più anziano dei due rispose che avrebbe smesso quando il pane non fosse più stato pronto. Era una risposta migliore di quanto la domanda meritasse.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;margin-top:2em;padding-top:1em;border-top:1px solid #e6e3de;font-size:15px;color:#5a5650;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;margin:0 0 0.5em;font-size:12px;letter-spacing:0.14em;text-transform:uppercase;color:#5a5650;&quot;&gt;Note&lt;/div&gt;
&lt;ol style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 22px;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Gli orologi da cucina saranno l’argomento di un capitolo successivo di questa serie, o almeno un suo parente. Raramente segnano l’ora giusta e quasi nessuno si fida di loro: ma non è la stessa cosa. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;A chiedere ero stata io. Speravo in una citazione sulla tradizione. Ne ho ricevuta una sul pane, che in fondo è la stessa cosa detta in modo più utile. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;</content:encoded><category>Saggi</category></item><item><title>Un orario in un cassetto</title><link>https://journal.folionine.com/it/notes/a-timetable-in-a-drawer/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/notes/a-timetable-in-a-drawer/</guid><description>Svuotando un cassetto della cucina, ho trovato un orario degli autobus del 2009. Tutte le linee sono ancora in servizio, ma nessuna ha più gli stessi orari.</description><pubDate>Sun, 10 Aug 2025 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Svuotando un cassetto della cucina, ho trovato un orario degli autobus del 2009, piegato in otto e morbido come stoffa. Tutte le linee sono ancora in servizio. Nessuna passa più agli stessi orari. La 14 partiva sette minuti dopo ogni ora; ora parte dodici minuti dopo. Da qualche parte, nel frattempo, si è tenuta una riunione, sono stati spostati cinque minuti dalle mattine di tutti, e nessuno ricorda di aver acconsentito.&lt;/p&gt;
</content:encoded><category>Note</category></item><item><title>Sulle lettere a cui rispondo in ritardo</title><link>https://journal.folionine.com/it/essays/on-answering-letters-late/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/essays/on-answering-letters-late/</guid><description>Una lettrice mi ha scritto a marzo. Ho risposto a luglio. Una breve scusa che, a metà, si è trasformata in una difesa della risposta tardiva.</description><pubDate>Sun, 06 Jul 2025 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;text-transform:uppercase;letter-spacing:0.06em;font-size:0.86em;&quot;&gt;A marzo una lettrice&lt;/span&gt; mi ha scritto a proposito del saggio sul traghetto. Era cresciuta sull’altra sponda e ricordava diversamente la sirena: due brevi suonate, diceva, non una lunga, e solo quando c’era nebbia. Era una lettera attenta e generosa, di tre pagine, il genere di lettera che richiede una serata per essere scritta. Le ho risposto la settimana scorsa. È luglio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Voglio chiederle scusa qui, pubblicamente, perché meritava una risposta più tempestiva. Voglio anche dire perché non sono sicura che meritasse una risposta più rapida.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;la-rapidità-della-faccenda&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;La rapidità della faccenda&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;La maggior parte dei messaggi oggi arriva aspettandosi una risposta nel tempo che ci è voluto per inviarli. Una lettera come la sua chiede qualcosa di diverso. Era stata scritta con calma, di proposito, e quella lentezza faceva parte di ciò che diceva: ci ho riflettuto, e vorrei che ci riflettessi anche tu. Una risposta scritta quella stessa sera sarebbe stata cortese. Sarebbe stata anche una sorta di rifiuto, un modo per chiudere la questione invece di prenderla in considerazione.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Così me ne sono occupata. Sono tornata al traghetto. Ho chiesto al marinaio di bordo dei segnali acustici nella nebbia; mi ha guardata come se gli avessi chiesto se le barche galleggiano, poi mi ha spiegato a lungo che lei aveva ragione.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Ho interrogato due nuotatori di una certa età, che non erano d’accordo né tra loro né con lei. Ho letto i regolamenti portuali, che non chiariscono nulla e sono lunghissimi. Quando le ho risposto, avevo una risposta migliore di quella che le avrei mandato a marzo e tre nuove domande da aggiungere in fondo.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;una-piccola-regola&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Una piccola regola&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Non voglio fare della mia disorganizzazione una virtù. Alcune lettere richiedono una risposta immediata, e anche a quelle non sono riuscita a rispondere. Ma ho cominciato a seguire una regola, presa in prestito da un’amica che gestisce una libreria: rispondere in fretta a un messaggio breve e con calma a una lettera lenta, e mai il contrario.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Nella sua risposta, mi scrisse che la mia era arrivata la mattina del primo giorno davvero tiepido dell’anno. Disse che era valsa la pena aspettare. Sospetto che fosse gentile. Conservo comunque la lettera.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;margin-top:2em;padding-top:1em;border-top:1px solid #e6e3de;font-size:15px;color:#5a5650;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;margin:0 0 0.5em;font-size:12px;letter-spacing:0.14em;text-transform:uppercase;color:#5a5650;&quot;&gt;Note&lt;/div&gt;
&lt;ol style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 22px;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Due brevi colpi di sirena nella nebbia, uno lungo quando si salpa con il bel tempo. Il saggio è stato corretto, con una nota. Le correzioni sono le lettere più utili che ricevo, e quelle a cui rispondo più in fretta. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;</content:encoded><category>Saggi</category></item><item><title>Due brevi fischi</title><link>https://journal.folionine.com/it/notes/two-short-blasts/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/notes/two-short-blasts/</guid><description>Una correzione di una lettrice, confermata dal marinaio di coperta: nella nebbia il traghetto emette due brevi fischi, non uno prolungato.</description><pubDate>Sun, 15 Jun 2025 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Una lettrice cresciuta sull’altra sponda mi ha scritto per dirmi che nella nebbia il traghetto emette due brevi fischi, non uno prolungato. Il marinaio di coperta lo conferma. Il fischio prolungato è per le mattine limpide. Ho corretto il saggio e ne sono grata: non c’è niente come una correzione per dimostrare che qualcuno ha letto fino in fondo.&lt;/p&gt;
</content:encoded><category>Note</category></item><item><title>Il traghetto che non aspetta nessuno</title><link>https://journal.folionine.com/it/essays/the-ferry-that-waits-for-no-one/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/essays/the-ferry-that-waits-for-no-one/</guid><description>Il traghetto delle 6:40 per la riva opposta è sempre partito puntuale, da che se ne ha memoria. Cosa impara un paese da una barca che non aspetta.</description><pubDate>Sun, 04 May 2025 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;text-transform:uppercase;letter-spacing:0.06em;font-size:0.86em;&quot;&gt;Il primo traghetto parte&lt;/span&gt; alle sette meno venti, e parte alle sette meno venti. Lo dico così perché qui la gente lo dice così, insistendo allo stesso modo sulla seconda parte, come si direbbe di un’amica: è onesta, ed è onesta. La passerella si alza alle 6:39 e cinquanta secondi. Se in quel momento corri giù per la banchina, il marinaio ti guarderà con comprensione e non si muoverà.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Sono stata quella persona due volte. La prima volta ero furiosa. La seconda ho capito che la comprensione del marinaio era sincera, e che era proprio questo il punto.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;una-barca-come-orologio&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Una barca come orologio&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Un traghetto che rispetta perfettamente gli orari non è una comodità. È uno strumento. Sulla riva opposta la gente regola le proprie mattine sul suono della sua sirena, che attraversa l’acqua un minuto prima della partenza; il fornaio apre le imposte quando la sente, e i vecchi che nuotano partendo dagli scogli in ogni stagione la usano per decidere quando hanno abbastanza freddo da uscire dall’acqua.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Nessuno l’ha pianificato. Il traghetto è stato puntuale abbastanza a lungo perché il paese si organizzasse intorno alla puntualità, come un giardino si dispone intorno a un muro.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Se il traghetto cominciasse ad aspettare i ritardatari, non diventerebbe più gentile. Diventerebbe vago. Sulla banchina ognuno si ritroverebbe a contrattare con gli altri: un minuto per la donna con la carrozzina, un minuto per il ragazzo che è sempre in ritardo, un minuto per me. La sirena suonerebbe alle 6:41, poi alle 6:43, e i nuotatori resterebbero in acqua troppo a lungo.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;la-gentilezza-di-non-aspettare&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;La gentilezza di non aspettare&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Ciò che il marinaio protegge, quando non abbassa la passerella, è la mattina di tutti gli altri. La sua comprensione va a me; la sua lealtà è per l’orario, vale a dire per le quaranta persone che erano puntuali. Più invecchio, più questa cosa mi commuove. La maggior parte delle istituzioni si piega a chi si trova davanti e lo chiama servizio. Il traghetto non si piega per nessuno e non lo chiama affatto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;C’è un secondo traghetto alle 7:20. Anche questo lo sanno tutti.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Perdere il primo traghetto non ha mai lasciato nessuno a piedi; ha solo fatto arrivare in ritardo, e qui il ritardo è qualcosa che ti appartiene. Non puoi prendertela con la barca. La barca è partita alle sette meno venti.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;margin-top:2em;padding-top:1em;border-top:1px solid #e6e3de;font-size:15px;color:#5a5650;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;margin:0 0 0.5em;font-size:12px;letter-spacing:0.14em;text-transform:uppercase;color:#5a5650;&quot;&gt;Note&lt;/div&gt;
&lt;ol style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 22px;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Sono in quattro, tutti sopra i settant’anni. Ogni mattina discutono della temperatura dell’acqua e risolvono la questione con il corno: vince chi è ancora in acqua quando suona. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Quello delle 7:20 non è affatto altrettanto puntuale. Non importa a nessuno. È il secondo traghetto; il suo compito è perdonare. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;</content:encoded><category>Saggi</category></item><item><title>In lode della nota a piè di pagina</title><link>https://journal.folionine.com/it/essays/in-praise-of-the-footnote/</link><guid isPermaLink="true">https://journal.folionine.com/it/essays/in-praise-of-the-footnote/</guid><description>La nota a piè di pagina come seconda voce: chi scrive discute con sé stessa in piccolo. In difesa della parte più silenziosa.</description><pubDate>Sun, 02 Mar 2025 00:00:00 GMT</pubDate><content:encoded>&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;text-transform:uppercase;letter-spacing:0.06em;font-size:0.86em;&quot;&gt;La nota a piè&lt;/span&gt; di pagina ha una cattiva reputazione, e per lo più se la merita. È il luogo in cui gli accademici nascondono gli argomenti che temono di sostenere apertamente, in cui gli avvocati seppelliscono la clausola che finirà per contare, in cui un certo tipo di romanziere va a fare il brillante a spese del lettore.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Quando la gente dice di odiare le note a piè di pagina, di solito intende che odia essere costretta a guardare in fondo alla pagina e scoprire che la vera conversazione si stava svolgendo lì da sempre.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Voglio difendere comunque la nota a piè di pagina, perché credo che la sua cattiva reputazione derivi da un cattivo uso, e che usarla bene sia uno dei piccoli piaceri della lettura.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;due-voci&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Due voci&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Una buona nota a piè di pagina è una seconda voce. Il testo principale procede al ritmo dell’argomentazione; la nota gli si affianca e dice qualcosa per cui l’argomentazione non ha tempo. Una fonte. Un dubbio. Una battuta che, se fosse inserita nel paragrafo, lo spezzerebbe. Il lettore può ascoltare oppure no. È tutto qui: la nota a piè di pagina è l’unica parte di una pagina che chiede il permesso.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Per questo metto le mie note a fianco del testo, invece che sotto. Su uno schermo ampio stanno a margine, accanto alla riga cui appartengono, così la seconda voce si sente nello stesso momento della prima.&lt;sup style=&quot;line-height:0;font-size:0.75em;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#b3241b;&quot;&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt; Sul telefono, dove non c’è margine, tornano in fondo, come le note di un tascabile. In entrambi i casi il testo principale non si ferma mai ad aspettarle.&lt;/p&gt;
&lt;h2 id=&quot;una-regola-per-le-note&quot; style=&quot;margin:1.6em 0 0.5em;font-size:22px;line-height:1.25;font-weight:600;color:#171615;&quot;&gt;Una regola per le note&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Mi attengo a una regola, che infrango soltanto di proposito: una nota può aggiungere, ma non può salvare. Se una frase ha bisogno della sua nota a piè di pagina per avere senso, la frase è sbagliata e la nota è un cerotto. La prova consiste nel leggere il saggio senza nessuna delle note. Se regge ancora, le note sono un dono. Se crolla, erano impalcature, e le impalcature vanno tolte prima che qualcuno vi entri ad abitare.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Letta così, una nota a piè di pagina è un atto di fiducia. Dice al lettore: ecco qualcosa che ho trovato interessante, e credo che deciderai da te se lo trovi interessante anche tu.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;margin-top:2em;padding-top:1em;border-top:1px solid #e6e3de;font-size:15px;color:#5a5650;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;margin:0 0 0.5em;font-size:12px;letter-spacing:0.14em;text-transform:uppercase;color:#5a5650;&quot;&gt;Note&lt;/div&gt;
&lt;ol style=&quot;margin:0 0 1em;padding:0 0 0 22px;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Non farò nomi. Sapete che tipo di libro. Le note hanno le loro note. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li style=&quot;margin:0 0 0.35em;&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;margin:0 0 1em;font-size:18px;line-height:1.6;color:#171615;&quot;&gt;Le note a margine sono antiche. Gli amanuensi medievali e i loro lettori riempivano i margini dei manoscritti di correzioni, commenti e, di tanto in tanto, lamentele per il freddo. &lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;</content:encoded><category>Saggi</category></item></channel></rss>