Tidetable

Tidetable · 8 note

Note

Più brevi di un saggio, più lunghe di una cartolina. Escono insieme alla lettera mensile.

Di nuovo il violoncellista

L’uomo con la custodia del violoncello era di nuovo sul treno delle 23:52. Ha dormito fin dalla prima stazione, come l’altra volta, con una mano sulla custodia, come se potesse andarsene senza di lui. L’ho visto ormai quattro volte e non l’ho mai visto sveglio; ho deciso che non voglio sapere dove suona. Certi habitué è meglio lasciarli sullo sfondo, come il tempo.

Quattro minuti, un seguito

Dopo il saggio sul mio orologio della cucina, le lettrici e i lettori mi hanno mandato i loro orologi che non segnano l’ora giusta: avanti, indietro e, in un caso, fatti andare apposta all’indietro. Lo scarto più comune è di cinque minuti. Il record è di ventidue: lo detiene una lettrice che dice di non essere mai arrivata in ritardo e di non aver mai saputo che ora fosse. Non farò nomi. Ognuno di questi orologi è un segreto domestico.

L’orologio della stazione si ferma allo scoccare di ogni minuto

Il grande orologio nell’atrio della stazione fa una cosa che non avevo mai notato prima di questa primavera: la lancetta dei secondi compie il giro un po’ più in fretta del dovuto, poi si ferma allo scoccare del minuto e aspetta, perfettamente immobile, un segnale da qualche altra parte. Poi la lancetta dei minuti scatta e l’orologio riparte. Tiene il tempo sbagliando per un breve momento, per poi tornare d’accordo. Mi vengono in mente modi peggiori di vivere.

Bassa marea, più bassa di quanto indicato

Durante la notte il vento freddo era sceso dall’altopiano e al mattino il livello del porto era venti centimetri più basso di quanto previsto dalla tabella delle maree. I vecchi gradini accanto al mercato del pesce avevano una striscia verde che nessuno vedeva dallo scorso inverno. All’angolo della tabella delle maree esposta alla finestra dell’ufficio era attaccato con del nastro adesivo il biglietto scritto a mano, le solite tre parole. Un ragazzo le stava copiando su un quaderno. Non l’ho fermato.

Cosa scrivono i lettori ai margini

Questa settimana ho comprato una raccolta di saggi usata al prezzo di un caffè. Nei suoi margini hanno scritto tre lettori diversi, in quello che sembra essere stato un arco di cinquant’anni: uno con la penna stilografica, tutto punti interrogativi; uno a matita, che sottolinea e scrive «sì»; e uno con la penna a sfera, che corregge gli altri. Il lettore con la penna a sfera ha sempre ragione ed è quello che mi piace di meno. Il libro è migliore grazie a tutti e tre.

La campana di domenica

La panetteria dietro al mercato è chiusa la domenica. Eppure, alle nove e un quarto, due finestre sulla strada si aprono, restano aperte per un minuto e si richiudono. Ho osservato la scena per tre domeniche di fila. Nessuno aspettava il pane. Aspettavano la campana, per abitudine, e quando non suonava tornavano alle loro mattine un po’ delusi e, credo, un po’ rassicurati dal fatto che la settimana avesse una forma.

Un orario in un cassetto

Svuotando un cassetto della cucina, ho trovato un orario degli autobus del 2009, piegato in otto e morbido come stoffa. Tutte le linee sono ancora in servizio. Nessuna passa più agli stessi orari. La 14 partiva sette minuti dopo ogni ora; ora parte dodici minuti dopo. Da qualche parte, nel frattempo, si è tenuta una riunione, sono stati spostati cinque minuti dalle mattine di tutti, e nessuno ricorda di aver acconsentito.

Due brevi fischi

Una lettrice cresciuta sull’altra sponda mi ha scritto per dirmi che nella nebbia il traghetto emette due brevi fischi, non uno prolungato. Il marinaio di coperta lo conferma. Il fischio prolungato è per le mattine limpide. Ho corretto il saggio e ne sono grata: non c’è niente come una correzione per dimostrare che qualcuno ha letto fino in fondo.

La lettera

Una lettera, la prima domenica del mese.

Il nuovo saggio per intero, due o tre note e nient’altro. Nessun pixel di tracciamento, nessun conteggio delle aperture, un clic per disiscriverti.

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